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  • Immagine del redattoreFlavia Novelli

Poesia sociale versus poesia social

Aggiornamento: 6 feb 2022

Nelle piazze reali e virtuali si sta giocando la sfida per la rinascita della poesia (?)




Qual è lo stato di salute della poesia? Da voci autorevoli ci giungono diagnosi e prognosi tutt’altro che incoraggianti: la poesia non vende, nessuno la legge, è un interesse di nicchia, ci sono più poeti che lettori. Uno scenario che i dati su lettura e mercato editoriale sembrano puntualmente confermare. Basti dire che, secondo l’Associazione Italiana Editori, la poesia rappresenta appena il 6% del totale dei libri pubblicati per un venduto complessivo di mezzo milione di copie.

Quello della poesia è però un settore editoriale che tende a differenziarsi dagli altri, con una sua peculiare vitalità che in parte sfugge alle regole del mercato. L’impressione è di trovarci di fronte a un rinnovato bisogno di poesia che certi dati faticano a cogliere perché non si esprime attraverso i canali tradizionali. Se l’editoria non sembra prestarle la giusta attenzione, ecco che la poesia trova modalità e luoghi alternativi di diffusione, dalle piazze reali a quelle virtuali; esce dalle librerie e dalle biblioteche per andare incontro al suo potenziale lettore, nei luoghi che abitualmente frequenta, strade, locali e social network, dando vita a movimenti e fenomeni quali la Poesia di strada, i Poetry Slam e gli Instapoets.

La cosiddetta “Poesia di strada” è un movimento che si sviluppa in Cile negli anni ’90 con la Acción Poética, corrente che viene importata in Italia grazie all’intervento del poeta Ivan Tresoldi nel 2002-2003. Una forma di street art in cui il poeta si esprime, non attraverso l’arte figurativa, ma con la scrittura, pubblicando le sue poesie sui muri delle nostre città.



Mister Caos, uno dei poeti di strada più famosi della provincia di Milano, le cui composizioni sono affisse da Milano a Genova, fino a Palermo, Roma, Napoli, Parigi, New York, Atlanta, Hong Kong e Haiti, definisce la poesia di strada “un’espressione letteraria e artistica che si manifesta in luoghi pubblici ed ha come missione la diffusione della poesia stessa. I poeti propongono e promuovono in modo del tutto indipendente nuove tecniche e contenuti spezzando il confine tra scrittura e arte figurativa, tra libro e lettore, tra scrittore e spettatore, con il fine di pubblicare in strada le loro poesie, rendendo i passanti protagonisti in prima persona”. E descrive quello che fa “un intervento gentile alla società”. Nascono con questo spirito, negli ultimi anni, anche numerosi “collettivi” e gruppi di poeti, uniti dal desiderio di (ri)portare la poesia fra la gente. Il MEP (Movimento per l’Emancipazione della Poesia) ne riunisce più di 90. La regola principale del MEP, nato nel 2010 a Firenze, è categorica: tutti gli autori che ne fanno parte devono rimanere anonimi, affinché sia la poesia in quanto tale, piuttosto che i singoli poeti, a essere messa in primo piano. Il Manifesto del MEP recita: “Il Movimento per l’Emancipazione della Poesia è un movimento apartitico di azione politica e sociale che si propone quale rete alternativa di creazione e diffusione di poesia contemporanea.

Espressione di un’esigenza collettiva, il MEP nasce dalle contraddizioni riscontrate nell’attuale società, consumistica e disattenta, e con pratiche diverse si adopera per risolverle. Il Movimento si struttura come un discorso in divenire basato sull’apporto attivo e continuo di una moltitudine eterogenea di militanti. Il MEP non fa critica, non seleziona, non censura – piuttosto intende creare uno spazio di incontro e dialogo con la poesia. Più dell’esito di tale dialogo, a noi interessa renderlo possibile: per questo abbiamo scelto la strada come primo luogo di pubblicazione”.

E non mancano i Festival nati con l’obiettivo di condividere e diffondere la poesia attraverso esperimenti di ‘socialità poetica’, come il Festival Internazionale della Poesia di Strada, la cui quinta edizione è stata organizzata dal citato street poet Mister Caos a San Donato Milanese o il Muri di Versi, Festival della Poesia di Strada organizzato dal collettivo “Muri Di Versi” costituitosi a Bologna nel 2015. Il 24 maggio 2015, per la prima volta, la social street di Via Fondazza si trasforma in una galleria poetica con 350 poesie scritte su fogli di carta appesi con mollette per i panni lungo i portici. Un intervento poetico che coinvolge residenti, passanti, famiglie, giovani, studenti. Insieme alla poesia, musica, danza, teatro, lettura espressiva, performance, fotografia e pittura. Negli anni successivi il Festival riesce a coinvolgere realtà culturali-poetiche provenienti anche da altre città come Roma, Latina, Trento, Brindisi e Milano e le poesie appese e il numero dei volontari aumentano. Nascono anche significative collaborazioni, come quelle con il carcere di massima sicurezza Opera di Milano per il progetto “Poesie dal carcere” e con la California State University Long Beach per il progetto “Poetry without borders”, con un muro di poesie allestito contemporaneamente all’evento bolognese (in un periodo in cui si alzano confini, i poeti vogliono farli cadere).

Un’altra iniziativa del Festival è “poeti per Camerino”, con una raccolta fondi ‘poetica’ per finanziare uno sportello d’ascolto in sostegno delle famiglie terremotate di Camerino. Iniziative che testimoniano l’impegno non solo artistico, ma anche civile, dei poeti di strada.



Il desiderio di diffondere e condividere la poesia che anima i poeti di strada si ritrova anche nel recente riaffermarsi della poesia orale e performativa, attualizzata e veicolata da poetry slam, performance poetiche, reading, seminari e laboratori a tema etc.. I poetry slam sono competizioni organizzate all’interno di pub, caffè letterari o altri luoghi associativi, durante le quali i poeti declamano i propri versi e vengono giudicati da cinque membri del pubblico estratti a sorte. In bilico fra poesia, intrattenimento e cabaret, i poetry slam riescono ad attirare e avvicinare al mondo della poesia fasce della popolazione che difficilmente vi entrerebbero in contatto.

Nascono a Chicago dall’idea dell’operaio e poeta Marc Smith di organizzare alcuni incontri di lettura di poesia in un jazz club facendo partecipare il pubblico sul palcoscenico. Nel 1986 Smith incontra il proprietario del prestigioso Green Mill Cocktail Lounge e lo convince a organizzare, ogni lunedì sera, una competizione di poesia e il 20 luglio dello stesso anno si svolge il primo poetry slam. In Italia è Lello Voce, fondatore della rivista Baldus e del Gruppo ’93, a introdurli per la prima volta, nel 2001, all’interno del Festival Romapoesia. L’iniziativa ha successo e inizia a diffondersi rapidamente, dapprima in ambienti significativi della poesia italiana e festival di riconosciuta qualità, poi, in modo più spontaneistico, in luoghi indipendenti e alternativi. Fino a che, nel 2013, in occasione dell’Internazionale Poetry Slam di Trieste, si costituisce la L.I.P.S.: Lega Italiana Poetry Slam, con l’obiettivo di riunire e coordinare la gran parte delle scene dello slam italiano, senza trascurare i rapporti con i campionati europei e mondiali.

Come nel caso dei poeti di strada, anche la comunità dei poetry slammer attribuisce alla poesia una funzione sociale e si propone, come dichiara la LIPS, “di favorire l’incontro della poesia contemporanea con tutte le realtà sociali, interagendo con l’ambito educativo scolastico, quello delle associazioni (benefiche, di mediazione culturale, interculturali, di cooperazione internazionale, ecc.) perché crediamo che la poesia e il poetry slam siano un veicolo di arricchimento per tutti.” Ma, a differenza di quanto accade nella poesia di strada, dove la poesia è la vera e unica protagonista, tanto da rendere irrilevante la conoscenza dell’identità dell’autore, i poetry slam mettono letteralmente su un piedistallo il poeta (slammer) al quale sono richieste convincenti doti da performer, oltre che di scrittore. Il rischio, per molti osservatori scettici, è che l’autore/declamatore prevalga sui versi e che, più che la poesia, predomini l’intrattenimento o il cabaret.




Dalla poesia sociale dei poeti di strada e dei poetry slam alla poesia social degli Instapoets, dai muri delle città e dai locali affollati alle piazze virtuali: anche i social network sono diventati un luogo e una modalità espressiva per rispondere al bisogno di poesia e diffondere il (breve) verbo poetico al di fuori dei canali tradizionali, sfruttando quella disintermediazione e digital disruption che permette di by-passare editori e riviste. Negli ultimi anni sempre più poeti o aspiranti tali hanno iniziato ad utilizzare i canali social, in particolare Instagram, per far circolare i propri versi. Un uso sapiente di Instagram può tanto. La pervasività del mezzo, la sinteticità e l’immediatezza del messaggio, abbinato a immagini d’effetto, hanno fatto sì che in poco tempo la poesia social sia diventata un fenomeno ampiamente condiviso, in grado di generare vere e proprie star dei social: gli instapoets. E per alcuni di loro la celebrità virtuale si traduce anche in un successo di vendite “reali”.

Gli esempi non mancano: dalla poetessa canadese di origini indiane Rupi Kaur, diventata famosa pubblicando le proprie poesie su Instagram (3,6 milioni di follower) e autrice del bestseller mondiale Milk and Honey, titolo di poesia più venduto nel 2018 nel Regno Unito, allo statunitense r.h.Sin, pseudonimo di Reuben Holmes (1,5 milioni di follower su Instagram) autore di Whisky, parole & una pala (Rizzoli), primo volume di una collana dedicata agli Instagram poets. Di social-poeti che hanno scalato le classifiche di vendita, approdando dal web alla carta stampata, ne abbiamo anche in Italia. Tra i pionieri del filone, Guido Catalano, che dai social è passato ai teatri, in tour con il cantautore Dente e poi con Brunori Sas, registrando sempre il tutto esaurito, «a Gio Evan (500mila follower su Instagram), Nicolas Paolizzi (487mila seguaci su Instagram e libro di poesia più venduto su Amazon a gennaio 2019), Mattia Ollerongis (166mila follower) e Andrew Faber, pseudonimo del romano Andrea Zorretta. C’è poi il caso del giovane influencer Francesco Sole (pseudonimo di Gabriele Dotti) che, dopo aver conquistato il cuore di milioni di ragazzine su youtube e Instagram (1milione di follower), è arrivato rapidamente ai primi posti delle classifiche vendendo migliaia e migliaia di copie con i suoi bestseller, #Tivogliobene e #Tiamo pubblicati da Mondadori.



Certo, sul web la poesia appare meno irraggiungibile, più accessibile e alla portata di tutti: per gli autori viene meno ogni forma di intermediazione, selezione e giudizio di qualità operata dagli editori, per i lettori c’è la facilità di accesso gratuito su ogni device e la rapidità di lettura e condivisione. Ma a che prezzo? Spesso a quello di trovarsi di fronte a testi privi di contenuti originali e di raffinatezze stilistiche e linguistiche, a brevi frasi o aforismi (a volte molto banali), più che a poesie. Inoltre, la poesia social è lontana anni luce dalla poesia sociale: il tema centrale è l’amore (quello che fa rima con cuore); assai difficile trovarvi un messaggio politico o sociale.

Non stupisce che in molti esprimano forti perplessità, sottolineando come la produzione e diffusione di versi sul web crei più personaggi che poeti e svilisca la complessità della poesia banalizzandola in “memi” di facile appeal per un pubblico adolescenziale. Ma se è l’offerta che crea la domanda, gli editori di poesia dovrebbero forse investire maggiormente sulla promozione dei propri autori sui social, affinché l’offerta di poesia su questi canali non sia affidata esclusivamente agli instagrammer, agli youtuber e in generale ai social-poeti. Su Instagram, in particolare, c’è un pubblico giovane che gli editori dovrebbero porsi l’obiettivo di coltivare con la qualità, in un’ottica di investimento culturale, ma anche economico.

Forse la sfida che la poesia dovrà affrontare nei prossimi anni sarà quella di trovare un punto di equilibrio tra le dimensioni comunicative proprie dei mezzi di comunicazione moderni e quelle dei canali tradizionali di creazione e diffusione del linguaggio poetico; quindi tra condivisione e intimità, immediatezza e riflessione, esposizione narcisistica e isolamento introspettivo, linguaggio quotidiano e ricercatezza linguistica…

Poesia sociale o poesia social, sul web o sulla carta stampata, l’importante comunque è che ci sia poesia.


Articolo pubblicato il 19 settembre 2019 su Librinews.it e inserito nell'ultimo libro di Lorenzo Spurio, Inchiesta sulla poesia

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